Canestri, chirrigos, carrìgu, palinas, cranisteddu

La realizzazione dei canestri è innegabilmente legata all’arcaica e necessaria coltivazione delle granaglie e al successivo ciclo della panificazione pertanto affinata dalla realizzazione femminile che con saggezza e arguzia hanno prodotto nel corso dei secoli intrecci durevoli, leggeri, abbastanza ergonomici e versatili atti al contenimento delle farine, pani, e alimenti ma anche contenitori atti al trasporto di ingenti carichi di altri materiali.

 

La tessitura degli intrecci ha luogo con la tecnica a spirale, impiegando fibre di avvolgimento fissate sull’orditura con il punto fisso; tecnica nota e diffusa in tutte le are geografiche, come ben documentano le indagini archeologiche. Infatti impresse, in negativo come “timbro”, sui reperti ceramici ci sono pervenute le impronte dei canestri sui quali le ceramiche neolitiche, ancora fresche venivano poggiate per l’essiccazione in attesa della cottura.

Da queste “impronte” è facilmente intuibile il calcolo delle dimensioni dei manufatti, ma soprattutto il tipo di intreccio, tessitura e materiale utilizzato. In ambienti particolari, dove le condizioni climatiche hanno creato un habitat favorevole, si hanno reperti integri, ancora ricchi di granaglie, realizzati in modo non dissimile da quelli che, ancora oggi, sono impiegati nella panificazione tradizionale. È il caso, solo per citare un esempio rilevante, dei cesti, canestri e contenitori dell’Egitto, che costituivano un frammento importante del corredo funerario del faraone, (che spesso, purtroppo, ancora oggi sono celati dalle raccolte museali).

 

I manufatti, in ottimo stato di conservazione attestano l’uso di erbe palustri; il giunco il cipero, lo sparto, i culmi di cereali, sino all’uso degli steli di asfodelo nella realizzazione di canestri, contenitori con e senza coperchio, crivelli e altro ancora.

 

Tra i manufatti realizzati in giunco e paglia di grano e asfodelo, i canestri raggiungono le dimensioni maggiori, la forma è in genere tronco-conica con parete rettilinea o curvilinea leggermente svasata verso l’alto. La basa è piatta, atta a contenere le forme del pane durante le fasi della lievitazione e della successiva cottura mentre quelli con diametro inferiore sono usati soprattutto per la cernita manuale della farina e per contenere una modica quantità di alimenti . Il diametro alla base è compreso fra gli 35 e 105 centimetri, quello superiore tra i 45 e 120 centimetri, la parete è rettilinea, appena svasata verso l’alto, con altezza compresa tra 6 e 25 centimetri.

 

Le spire, di identica dimensione, sono ottenute utilizzando culmi di grano, giunchi e steli di asfodelo precedentemente raccolti, vagliati, ripuliti, essiccati e solo al momento dell’utilizzo reidratati con acqua, che costituiscono lo scheletro-orditura del manufatto; la tessitura è eseguita a punto fisso, per garantire una resistenza maggiore, con lamelle di giunco, di asfodelo e palma nana che con l’ausilio di un punzone metallico o osseo ricavato dallo stinco di animale vengono avvolte e fissate a loro volta a spirale sull’orditura costituita da un regolare fascio di fibre.

 

I canestri di questa foggia presentano alla base un disco in stoffa, di cotone o broccato solitamente a stampa floreale applicato durante la tessitura, dell’intreccio o in pelle conciata, che copre e protegge il foro di inizio del manufatto impedendo alla farina di fuoriuscire durante l’uso, ma soprattutto a salvaguardia del fragile inizio della spira. In alcuni canestri e in determinate aree geografiche, la prima spira è chiusa sin dalla costruzione del manufatto con una tessitura fitta. La base presenta un fondello; rialzato nei canestri realizzati con orditura in culmi di grano, in genere realizzato dopo la costruzione del manufatto con tessitura in giunco a punto attorcigliato e cuciture radiali; mentre in quelli con orditura in asfodelo la base è piatta. La parete non è mai eccessivamente alta, appositamente calibrata per giungere sino al centro del manufatto per favorire il prelevamento con le mani delle forme del pane durante la delicata fase della lievitazione e delle azioni preliminari alla cottura; altresì atta a contenere in modo concentrico gli altri canestri di diametro inferiore utilizzati durante la manipolazione e setacciatura delle farine.

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